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  MENSURO: il nome della nuova Collezione! Recobot

“Mi chiamo Evelyn e sono nata a Accra, nel Ghana. La passione per la moda è nata scoprendo il modo con cui erano fatti i vestiti: ho scucito tutti i vestiti europei che erano in casa, miei o di mia madre. Ero curiosa soprattutto di vedere come erano fatte le pences, molto utilizzate nella moda europea, poco nel modo di cucire africano. Ho iniziato allora a sperimentare questa scoperta, realizzando abiti con pences nei posti più inusuali. […] Ormai sono passati molti anni da quando ho scucito il mio primo vestito; nel frattempo ho studiato: prima come fare i modelli, in una scuola europea del mio paese dove un anziano insegnante inglese si dedicava a farci comprendere le "basi" di gonne e camicie; poi in Italia, dove oltre alla modellazione ho studiato come stilista”.
 
Quale è la tua filosofia nei confronti della moda?
“Credo che un abito non sia solo qualcosa da indossare ma è cultura, tradizione, un modo di pensare che si riflette nella tecnica e nel design.”
 
Come nascono i tuoi modelli?
“Quando ho voglia di disegnare non riesco a seguire le regole scolastiche, forse per questo a scuola i miei disegni raramente venivano approvati nella loro versione originale. Il mio maestro pretendeva che disegnassi seguendo le linee europee, ma per quanto mi sforzassi non riuscivo a non seguire l’istinto creativo che mi riportava alla mia terra e mi imponeva di giocare con forme e colori. Il processo creativo si svolge sempre nello stesso modo: inizio disegnando una silhouette, un corpo femminile e proseguo facendovi sopra delle forme. La mia ispirazione? La natura, le forme geometriche e non, ma anche i grandi maestri dell’alta sartoria. Spesso infatti mi diverto proprio unendo queste tre fonti d’ispirazioni.
 
Se dovessi dare uno scopo alle tue creazioni, quale sarebbe?
“L´iniziale curiosità nel confrontare vestiti europei e africani ispira ancora oggi il mio modo di pensare la moda: cerco di fare abiti che rappresentino una fusione tra le due culture e amo combinare forme e colori anche in modo inusuale, come capita in natura. Questo è il mio scopo: rappresentare negli abiti la fusione che io stessa rappresento. Con gli abiti è facile... su linee europee applico stoffe e forme africane, senza snaturare né gli uni né gli altri, si tratta di convivenza, fusione, non di trasformazione verso uno o l’altro mondo”.
 
“Mensuro” è il nome della nuova collezione firmata Recobot. Come nasce la scelta di questo nome e soprattutto cosa significa?
Si tratta del termine utilizzato nella lingua madre della popolazione Asanti, uno dei gruppi etnici più vasti del Ghana, nonché gruppo a cui io stessa appartengo, per dire: “Non avere paura!”. La scelta di questo nome nasce da un pensiero personale che poi si sviluppa attraverso i vari abiti, filo conduttore: la voglia/necessità di sentirsi liberi, senza paure né limitazioni, e quale momento potrebbe essere migliore dell’arrivo della primavera e del caldo per sentirsi liberi?
 
Anche ai singoli abiti hai dato dei nomi, come li hai scelti? E soprattutto perché hai scelto di proporre nomi in lingue diverse?
Mensuro …non avere paura di niente! I nomi degli abiti sono tutti legati a questo mio pensiero personale, si tratta di nomi che esprimono positività: Friends, Love, Yes!I can!, Promise, Believe, Revolving, Felice, Relax, Naomi. Pensieri e sentimenti che mi piacerebbe che le donne scegliessero di esprimere anche attraverso gli abiti che indossano! E poi per ogni singolo abito l’associazione ad un nome non è stata casuale, ma legato a immagini visive a cui un capo o un dettaglio mi rimandavano.
Anche dietro alla scelta di non utilizzare una sola lingua esiste un perché, credo e vivo nella speranza che in futuro ci possa essere un unico grande popolo, la diversità delle lingue non è, e non deve essere una limitazione alla comunicazione, ma una ricchezza!
 
Come potresti descrivere il pensiero pratico, concreto alla base della tua collezione?
Liberarsi dalla pesantezza, dalle costrizione, degli abiti invernali, comunicando all’esterno la gioia e la leggerezza data dall’arrivo della primavera e dai primi caldi. Il primo strumento da utilizzare sono sicuramente gli abiti, attraverso tessuti freschi come il cotone e il lino e senza dimenticare l’importanza dei colori, è questo il pensiero pratico alla base della nuova collezione.
 
In questa collezione ciò che si nota è sicuramente il dominio assoluto dei colori e l’assenza del nero, a cosa lo dobbiamo?
I colori parlano, servono a esprimere emozioni, e negli abiti non solo comunicano queste emozioni verso l’esterno, ma fanno in modo che chi li indossa continui a viverle…così come il predominio del nero, durante la stagione invernale, può trasmettere un senso di tristezza e austerità a chi lo osserva ma anche a chi lo indossa, i colori forti come il fucsia, il giallo, il verde, contribuiscono a infondere e a trasmettere l’idea di tranquillità, gioia, serenità. E per tornare al nome della collezione, credo che le donne non dovrebbero avere paura di utilizzare questi colori, perché non sempre sono sinonimo di aggressività, ma attraverso forme e tagli possono acquistare un toni spiritosi e dolci.
 
Da dove nasce la scelta dei colori per gli abiti di questa collezione?
http://www.recobot.it/rcm/foto1/DSC_7733_rit200x300892.jpg
I colori che ho utilizzato per la nuova collezione sono stati scelti proprio per la necessità di esprimere tutti i sentimenti e stati d’animo positivi conseguenti all’arrivo della bella stagione. Esiste però anche una motivazione molto più pratica…studio la storia dei colori nella moda, per fare in modo che i miei abiti non siano solo per una stagione. La scelta del fucsia è dovuta proprio a questo, bisogna valutare con quale frequenza è stato utilizzato nelle varie collezioni e da chi. Sono convinta che continueremo a vedere questo colore anche nelle prossime collezioni…e soprattutto nelle strade!
 
…e la scelta dei tessuti?
Anche la scelta dei tessuti, nasce da uno studio, in questo caso legato al momento, alle donne, mi piace pensare alla sensazione che un certo tessuto può trasmettere quando lo si indossa…il lino e il cotone sono sicuramente tessuti leggeri, freschi, morbidi e quindi non possono che trasmettere leggerezza, freschezza, libertà di movimento! E poi c’è la mia voglia di giocare, sovrapponendo, combinando, tessuti europei a tessuti africani. In questa collezione la base di quasi ogni capo è europea, si tratta di lino fucsia o bianco, mentre i tessuti africani, in puro cotone, vengono utilizzati in modo ornamentale applicati su quelli europei, un po’ come fanno le donne del mio villaggio. Le donne Ashanti infatti, indossano prima una base di stoffa che avvolge il corpo partendo da sotto le braccia, e poi vi sovrappongono il tessuto ornamentale in modo che lasci il braccio destro libero.
 
C’è un dettaglio di un abito che secondo te deve essere raccontato?
Una particolarità è il nodo della gonna che ho chiamato Friends. Si tratta di un nodo africano, che non può essere sostituito da un nodo qualsiasi…la gonna cadrebbe! Il nodo fatto in quel particolare modo fa parte del modello e anche il nome è in parte dovuto alla presenza di quel nodo. Rappresenta il Legame che deve esserci tra persone che si dichiarano amiche, ed è quel legame a tenere viva l’amicizia, proprio come il nodo fa sì che la gonna non cada! E poi il nodo permette all’abito di raccontare delle storie!
 
C’è un altro abito con un nodo, Naomi, si tratta anche in questo caso di un nodo necessariamente africano?
Anche il nodo di Naomi rappresenta un legame, questa volta l’amore, ma non deve essere necessariamente africano, perché in questo caso è un nodo ornamentale, e mi piacerebbe anche spiegare, per chi si chiedesse a quale Naomi mi riferisco, che si tratta del personaggio biblico.
Cercavo un nome di una donna che avesse come caratteristiche la gioia, l’allegria e soprattutto l’amore incondizionato, e la storia di Naomi mi ha sempre affascinato. La forza che ha avuto nel continuare ad amare nonostante tutto ciò che le era accaduto, mi ha fatto scegliere questo nome per un abito che simboleggia non solo la femminilità, e la gioia, ma anche e soprattutto l’amore!
 
 
 
 

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